Non ho ancora studiato Sartre o Kierkegaard che per ora rimangono nomi che nemmeno so pronunciare. Ma ho ascoltato me stessa e le complessità di noi stessi. Mi affascina la medicina, ma mi rapisce la psicologia. L'uomo è l'essere più poliedrico, l'ingranaggio più curioso, l'oggetto di studi di psicologi e psicanalisti che rimarrà sempre un mistero in fondo. Possiamo conoscere un buco nero o mandare una navicella nello spazio, d'altronde ci ha sempre affascinato ció che è distante da noi. Ma poi l'attenzione di qualsiasi questione esistenziale si è spostata sull'uomo, sul perchè della vita. Sin da quando ero piccola, credevo che fosse inutile vivere per poi morire, perchè, non nascondiamolo, siamo esseri messi al mondo per illuminarci e in men che non si dica, spegnerci. Una contraddizione, un inutile spreco per una natura che si preoccupa addirittura di giocare coi cromosomi. Ma crescendo sono arrivata a credere che esistiamo per lasciare il segn...
Si insegna che abbassare la guardia non è conveniente se si gioca a scacchi, se si fa scherma o nel caso di qualsiasi sfida. Ma nessuno ci dice che la vita è tutta una sfida in cui se si abbassa la guardia si viene sommersi. Da cosa? Non lo so, chiunque ora lo stia leggendo sta pensando a ció che gli fa sentire un peso sul petto quando apparentemente va tutto bene. Sì, va tutto bene perchè ognuno di noi sta avendo proprio adesso la sua rivincita, ognuno sta pensando che essere felici è un diritto e ognuno sta pensando che magari non è nemmeno così ma crederci lo stesso è metà dell'opera. Ma c'è qualcuno che pensa ancora che la mancanza è quel peso schiacciante sul petto e che non basta essere ottimisti perchè vada tutto bene? La mancanza rimane, non è la rivincita sulla nostra vita che la assottiglia fino a farla sparire. La mancanza è l'inconscio che torna a galla quando meno ce lo si aspetta, avrebbe detto Freud. La mancanza è ció che cerchiamo, diceva Platone...
'Siamo un sogno nel sogno' perchè il primo sogno siamo noi in quanto dubbia esistenza, e viviamo in una vita che solo illusoriamente ci sembra di vivere, alla fine forse c'è un percorso che dritto o storto siamo costretti a seguire, come delle marionette. Vedevo un film di Pasolini, ispirato all'"Otello" di Shakespeare e più che altro completamente reinterpretato. Il tutto si svolge in un teatro, l'ambiente della finzione e delle maschere per eccellenza; i personaggi sono marionette e alla fine il pubblico distrugge i due personaggi principali per dare alla tragedia un lieto fine. Che interpretazione dare? Possiamo pensare di vedere nelle marionette la condizione dell'uomo? Quante volte ci siamo sentiti completamente in balia della nostra coscienza? Una coscienza che alle volte ci ha distrutti. 'La verità scompare appena la si dice ad alta voce', dice Pasolini, quasi come se attraverso l'ammissione di qualcosa a noi stessi ci ri...
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