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Crediamo perchè non possiamo farne a meno

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Quando lessi per la prima volta Lucrezio e Orazio capii perchè l'epicureismo piaceva così tanto, sfoggiava la sua razionalità in modo che l'uomo rimanesse in degli schemi di certezze . La vita era un insieme infinito di goccioline o atomi che potevano incontrarsi e formare un fiore, un corpo, una mont agna, una sedia; dividersi e il nulla . L'esistenza era precarietà ed esisteva il destino come meccanismo di un cosmo che rispettava regole così precise da rendere indolore la morte, la naturale liberazione di quelle goccioline.  Così l'uomo epicureo sapeva di avere un'esistenza limitata e lo accettava perchè era l'ingranaggio del mondo a determinare l'esistenza e lui era schiavo di qualcosa che non dipendeva da nessuno. Non pregava nè credeva in un Dio clemente e misericordioso, ogni cosa era riconducibile al caso. Mi piacque tanto questa teoria, tutto ció che è razionale puó essere ben accettato e porta l'uomo in un certo stato di assuefazione...

Solo un appello a 'carpere' il diem per davvero

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Siamo davvero capaci di "vivere l'attimo" come filosofi, scrittori e chiunque abbia vissuto troppo a lungo ci esorta a fare? Il 'carpe diem' che siamo abituati a scrivere senza capire cosa significhi o a ripetere talvolta il modo ironico potrebbe essere davvero una meta? Più vado avanti nella letteratura e nella filosofia, più leggo di gente che arrivata ad un certo punto della sua vita consiglia di godersene ogni pezzettino, quasi come monito a tutte le difficoltà che chiunque deve affrontare più o meno presto . E il paradosso è proprio che fin quando l'uomo sta bene ed è felice morirebbe pure, è appena vive i momenti di massima difficoltà che in modo nostalgico si sente di dire 'bisogna vivere la vita e qualsiasi cosa ci offre perchè tutti arriveremo al capolinea'. E allora l'uomo è capace di carpere il diem? Siamo davvero capaci o rimarrà solo la frase topica di grandi personaggi e uomini quotidiani? Io credo che l'uomo esorti gli al...

Come vetro in frantumi

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C'è un momento in cui i vetri della stanza vanno in frantumi e sembra che se ne freghino della loro fragilità, si ritrovano semplici pezzi taglienti. E ci arrabbiamo con quei poveri vetri, quasi abbiano voluto farlo di loro spontanea volontà, trascurando l'infinità di piccoli ultrasuoni che costantemente li hanno bombardati per anni. Così all'improvviso ci si ritrova soli in una vita che richiede la nostra presenza in infiniti posti contemporaneamente, a scuola, con la famiglia, nei malintesi con gli amici. Pascal ci avrebbe condannati tutti. Quanto più l'uomo cerca di evadere dal pensiero della vuotezza della sua vita, tanto più egli stesso diventa oggetto di critica . Eppure l'uomo è fatto proprio così, avverte la necessità di essere felice soprattutto quando si annoia, perché la noia si sa che porta a sezionare i pensieri e ingigantire le paure. Singhiozzava al telefono e immaginavo lei in un corpicino così fragile e molle e gli occhi pieni di paura....

Non parlare al conducente?

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Il molleggiare delle ruote dell'autobus accompagna il susseguirsi di luci, case, terre in lontananza. Sarà per questo che mi piace. Sono seduta accanto all'autista quando entra una ragazza che inizia a parlargli di una sua paura. Ha una trentina d'anni e credo qualche ritardo psichico, ma è angosciata al pensiero di perdere il ragazzo che ama. L'autista le risponde di non preoccuparsi perchè solo i nostri angeli custodi sanno come andrà la nostra vita. Ho sorriso dopo aver sentito una paura tanto normale raccontata in un modo così forte, come se si trattasse di un problema più serio. Lo stesso sorriso che le ho rivolto quando con insistenza diceva di non poterlo perdere perchè con lui stava bene. Una tale ingenuitá che non riconosco più nemmeno nei bambini,  abituati a non meravigliarsi nemmeno. In quella ragazza ho visto tutta l'autenticità di sentimenti non nascosti come la gente molto spesso fa, tutta presa dall'apparire con più autocontrollo p...

'Her', un film che si ispira al presente

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‘Her’ è stato per me uno di quei film che lasciano qualcosa e che alla fine non finiscono mai davvero perché sviluppano nella mente di chi li vede un’idea, una considerazione, uno spunto per ricrearsi. Her è l’esorcizzazione della società attuale che pensa di trovare la felicità nelle relazioni virtuali, la prova del fallimento umano. Esce un nuovo sistema operativo capace di comunicare con l’uomo, di provare sensazioni e fare delle scelte, insomma tutto ciò che rappresenta la superiorità del genere umano sugli altri esseri, e la reazione della gente qual è? Correre immediatamente a comprare un auricolare e il dispositivo tale da azionare questo sistema operativo, rispondere a qualche domanda e creare un avatar, una sorta di coscienza con cui parlare. E che succede se ce ne si innamora? Una cosa per volta. Credo che ciò che abbia spinto tutta quella gente a relazionarsi con una coscienza sia un po’ la curiosità, un po’ la solitudine. Avete presente quel tipo di solitudine causato...

Dio secondo noi

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Siamo in un'età così critica, quale quella adolescenziale, in cui mettiamo in dubbio anche l'esistenza di Dio , oltre a miliardi di sentimenti che ci scatenano uno stato di vulnerabilità e confusione perenne. Ci si confrontava, e un mio amico mi ha scritto: ' L’uomo ha davvero bisogno di un Dio ? Credo che non ci sia, per l’uomo, un bisogno assiduo di una figura che chiamiamo Dio. Innanzitutto, parliamo di un essere, o meglio direi di una cosa creata da noi fino a prova contraria, e di prove contrarie non ne abbiamo, quindi diamo per buona questa ipotesi. Essendo stato creato dall’uomo , e non me ne vogliate se credete il contrario, serviva e serve ancora tutt’oggi per uno scopo preciso. Dio ci serve nei momenti di difficoltà, Dio è speranza, ma non una speranza qualunque, è il prolungamento di una speranza . Quando la realtà spezza il filo della speranza, Dio fronteggia la disperazione , legando quel filo dove ormai non c’è più nulla. Ma il nodo che tiene legato il fi...

Un volo verso il cambiamento

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Se c'è una cosa che ho imparato oggi è che le persone cambiano. Preciso, non credo nel cambiamento, la mia opinione è più ottimista o pessimista a seconda dei casi. Eraclito diceva che è cambiamento tutto ció che passa da uno stato al suo opposto, cosa abbastanza improbabile se si considera che ció che è in un modo non puó essere poi totalmente diverso. Sarà che Eraclito tranne il 'panta rei' non ne capiva moltissimo di fisica, ma io credo che per le persone non si possa parlare proprio di cambiamento. A poco a poco, a causa di eventi e persone che lasciano il segno in positivo o in negativo, facciamo uscire un lato, una sfumatura, una sfaccettatura di noi che semplicemente non avevamo mai conosciuto. Ebbene sì, nemmeno noi conosciamo bene noi stessi. Come un virus allo stato latente ha bisogno di qualcosa che lo spinga a diventare attivo nell'organismo, così qualcosa ci stuzzica. Correggo anche questo allora. Se c'è una cosa che ho imparato oggi è ch...